Dopo il grido straziante della signora, nell'ufficio del commissario Logiudice, calò un silenzio molto "assordante". Il commissario e Suor Paola si scambiarono un'occhiata veloce che voleva dire solamente una cosa: agire subito, con prudenza per non avere problemi con i criminali e fare qualsiasi cosa per riportare i due gemellini al più presto a casa loro e dalla madre che li aspettava. Congedarono la signora e si misero subito a darsi una linea d'azione. La prima cosa era di sapere più notizie possibili su questa baby sitter di nome Martha. Sapere chi era, dove abitava e cosa faceva per guadagnarsi da vivere e altra cosa molto importante era sapere chi l'aveva proposta, se era stata proposta, per questo lavoro. Altra cosa molto importante era sapere se la Signora Dellatorre aveva possibilità economiche per pagare un eventuale riscatto per la liberazione dei figli. Il commissario Logiudice, chiese alla sua "collaboratrice" Paola se poteva dire di più sulla sua amica: qualsiasi cosa poteva e doveva andare bene. Si venne a sapere che c'erano risorse finanziarie, ma queste non sarebbero bastate minimamente per pagare un riscatto. Si, poteva chiedere aiuto ai vari suoi amici, ma non era fattibile che si potesse avere una somma se ci fosse stata la richiesta di un riscatto. Non si parlava di qualche centinaio di euro, ma bensì migliaia o decine di migliaia di euro. Secondo Suor Paola, il rapimento per chiedere un riscatto era l'ultima cosa a cui pensare e suggerì di fare una controllatina al passato della signora. A memoria si ricordava, Paola, che era stata sposata con un uomo del suo ambiente. Un matrimonio durato alcuni anni, ma poi come capita spesso l'amore era finito e c'era rimasto un affetto come tra fratello e sorella. Di comune accordo avevano deciso di percorrere da soli altre strade ed erano rimasti legati da una sana amicizia. Dall'ex marito era impossibile che ci fosse stato questo reato per una ripicca o per vendetta. Il commissario e Suor Paola si salutarono, rimanendo d'accordo di trovarsi il giorno dopo per iniziare a muoversi velocemente e a darsi un percorso per l'indagine. Disse inoltre che avrebbe fatto avere alle pattuglie in servizio una copia della foto dei due gemellini, caso mai ci fosse stato un colpo di fortuna, ma non ci sperava molto. Suor Paola, dopo le varie commissioni per il convento, rientrò e chiese un colloquio alla Madre Superiora. Avutolo, le spiegò la situazione e le chiese il permesso , un ennesimo permesso per aiutare il suo amico commissario, ma soprattutto per aiutare una madre che stava soffrendo le pene dell'inferno. La Superiora disse chepoteva aiutare, ma anche chiedere aiuto al Signore non poteva fare altro che bene e andarono insieme nella loro cappella. Arrivò la mattina, una mattina dove vide già sveglia Pasola e immersa nei suoi pensieri. Chi poteva aver fatto tutto questo? Chi poteva e perchè staccare i figli da una madre con brutalità e forse con violenza? Domande a cui non riusciva dare una risposta che potesse togliere dal suo cuore quel macigno che in quel momento le creava solo del gran dolore. Dopo le lodi al Signore , Paola uscì dal convento e con un passo veloce si diresse verso il commissariato. Passò davanti ad un'edicola e con terrore si aspettava la notizia, data in prima pagina, del rapimento. Con gioia scoprì che le prime pagine erano dedicate ad un altro fatto e tirando un sospiro di sollievo passò oltre. Arrivò in commissariato e quasi subito l'agente di servizio le disse che era attesa nell'ufficio del commissariato. Agli inizi, la sua presenza era una cosa fuori dal normale. Una suora che era quasi di casa in un commissariato... non era di tutti i giorni, ma poi come sempre si fece l'abitudine e oramai quasi tutti gli agenti la consideravano una di loro. Dopotutto molti commissariati avevano dei consulenti esterni. Paola bussò alla porta del commissario e dopo il suo avanti , entrò. Come sempre quando era in agitazione, il commissario fumava una sigaretta dietro l'altra e oramai la sua stanza era avvolta in una nebbia puzzolente. Senza dire una parola, Paola andò alle finestre, le aprì, facendo circolare più aria fresca possibile e poi si sedette di fronte a lui. Prima che il commissario potesse iniziare a parlare, gli prese il portacenere che era stracolmo di mozziconi di sigarette, lo vuotò e lo mise sul davanzale. Gli disse che sarebbe ora di smettere con questo vizio e di dare un'occhiata ai suoi polmoni. Gli disse che loro non potevano dire messa ad un funerale.... Logiudice, che era superstizioso, sotto la scrivania fece più possibili gesti scaramantici e chiedendole se aveva finito di gufare le mise davanti un piccolo incartamento composto da un paio di fogli. Suor Paola iniziò a leggere e si accorse che erano notizie sulla ragazza di nome Martha. Costei non era italiana di origine. Proveniva da un piccolo paese dell'est europeo e si era trasferita in Italia per frequentare l'università per poter diventare avvocato. La sua fedina penale era immacolata, nessun reato , nemmeno una multa per divieto di sosta o passaggio con il rosso. Non aveva creato nessun problema e aveva appena rinnovato il suo permesso di soggiorno per studi. Martha,vedendo nella fotografia allegata, era una che in mezzo alla folla non si notava. Una ragazza, si carina, ma non una bellezza unica. Il commissario disse che era arrivato il momento di fare due chiacchiere con Martha o con chi la conosceva. Uscirono e con un'auto civetta si diressero verso il quartiere dell'ultima sua residenza. Il quartiere era un normale quartiere di periferia di qualsiasi città . I suoi abitanti erano per la maggior parte operai o studenti che studiavano nelle tre facoltà li' vicino. Un quartiere abbastanza pulito, con pochissima criminalità dove ognuno si faceva gli affari propri. Dopo aver parcheggiato la macchina si diedero un'occhiata per farsi un' idea e si diressero verso un bar nei dintorni. Entrarono e ordinarono due caffè. Si sedettero ad un tavolino e aspettarono che la cameriera portasse a loro la consumazione. La cameriera arrivò e gettò un'occhiata stupita a Paola. Paola, le sorrise e le disse che anche le suore avevano il vizio del caffè. Le chiese se per caso conosceva una certa Martha e se sapeva dove la poteva trovare. Erano alcuni giorni che non si vedevano e Paola era preoccupata dagli ultimi discorsi fatti alcuni giorni prima. La cameriera le rispose che si la conosceva ed era una settimana che non veniva a fare colazione prima di andare all'università. Logiudice stava per intervenire con altre domande, ma fu zittito con un piccolo calcio dato non visto. Suor Paola, con aria innocente le chiese se per caso Martha aveva cambiato indirizzo oppure se stava ancora nella vecchia via. Ricevuta la risposta che desiderava e per non dare addito a sospetti, cambiò repentinamente discorso e ad un certo punto la cameriera, scusandosi, si allontanò. Appena il commissario fu sicuro di non essere sentito si voltò verso la sua amica e le chiese se per caso aveva deciso di mandarlo in ortopedia con una tibia rotta e inoltre le suore non potevano portare scarpe con la punta rinforzata. Paola lo guardò e rispose che non si doveva creare sospetti a chi conosceva questa Martha e adesso che si sapeva il suo indirizzo si poteva chiedere il mandato di perquisizione. Il commissario la guardò le sorrise e le rispose che il mandato lo aveva già richiesto e avuto dal magistrato Grimaldello. Arrivarono nel palazzo dove abitava Martha e siu fecero aprire suonando alcuni campanelli a caso. Si trovarono davanti alla porta dell'appartamento e Logiudice, tirando fuori una specie di portachiavi le disse: Ti presento il magistrato Grimaldello. In un paio di secondi si sentì scattare la serratura della porta e in un battibaleno si fiondarono all'interno dell'appartamento. Chaimare appartamento forse era una parola grossa essendo questo un trilocale, ma per una ragazza che senza ombra di dubbio viveva da sola bastava e avanzava. Le tre stanze erano in perfetto ordine, la cucina era pulitissima, i pochi piatti erano nel loro scolapiatti e il frigorifero non presentava enormi anomalie tipo la scarsità di cibo, ma era meglio consumare prima che i cibi scadessero. La camera da letto, come per le altre stanze, era in perfetto ordine. Sembrava che la casa aspettasse da un momento all'altro il ritorno dell'inquilina uscita per delle commissioni o per lavoro.....
(continua)
Un rapimento anomalo Capitolo nr 2 testo di anima aperta